Pasqua nel Salento
La terra del Salento è veramente ricca di tradizioni religiose e culturali molto antiche, in cui le origini di riti ed usanze avvengono oggi come mille anni fa.
Tra i momenti particolarmente sentiti dalla popolazione, la settimana Santa è tra le festività quella che viene vissuta con maggior intensità e partecipazione da parte di tutta la cittadinanza.
Tantissime sono le processioni e gli eventi legati al culto, in tutti i paesi salentini. Viene esposto davanti ai fedeli il Corpo di Cristo, una statua in legno o in cartapesta che troneggia tra le mura delle chiese addobbate a festa o per le vie della città, ed intorno al corpo del signore, altre statue o figure vere di devoti a piangerlo, come duemila anni fa accadeva quando Cristo veniva calato giù dalla croce. A Gallipoli tali celebrazioni sono molto suggestive, con la processione del Cristo Morto e dell’Addolorata. Un primo corteo sfila con la statua del Cristo deposto per il paese in un’urna di oro zecchino preceduta dai fedeli incappucciati e con una corona di rovi sul capo, un secondo sfila invece con la statua dell’Addolorata. Concluse le due processioni ne inizia una terza con un corteo di penitenti che portano pesanti croci di legno sulla schiena o grossi sassi appesi al collo, le “pisare” flagellandosi per espiare le colpe.
La settimana santa in Salento è forse più lunga che altrove, perchè le celebrazioni iniziano già dal lunedì, scandendo temporalmente i tempi della passione di Cristo, la salita al Calvario, con la croce sulle spalle, la crocifissione ed i chiodi piantati nelle carni straziate, la morte avvenuta alla sera con l’improvviso rabbuiarsi del cielo. Il giovedì, le campane sono mute e nell’aria si sente il suggestivo suono delle “trenule” delle assicelle di legno montate su un ingranaggio che producono un suono gracchiante e cupo. Il Venerdì Santo è caratterizzato dalle processioni che si svolgono in piccolo o in grande praticamente in tutti i paesi del Salento. Al sabato un festoso scampanio annuncia la resurrezione di Cristo.
Una consuetudine ancora molto presente consiste nel preparare un piatto, il “piattu pe lu sibburcu“, costituito di grano germogliato al buio. L’allusione è evidente nel simbolo della rinascita della natura dal buio dell’inverno, e sono chiare anche le origini propiziatorie e pagane di tale costume.
Un dolce tipico della Pasqua nel Salento è la “coddhura”, un pane riempito di uova sode con il guscio in numero dispari che le ragazze regalano ai fidanzati il giorno della resurrezione.